Nasce uno sportello di ascolto per tutte le coadiuvanti, imprenditrici invisibili. La presentazione al convegno unitario di giovedì 21 maggio (dalle ore 10 alle 13) a Palazzo Lascaris (in via Alfieri 15 a Torino).

129mila sono le imprese artigiane in Piemonte, di queste oltre il 25% risulta a conduzione femminile, percentuale destinata a crescere considerevolmente se solo venissero considerate anche le socie, le collaboratrici e le coadiuvanti.

I coadiuvanti nell’artigianato sono circa 17000 di cui 7400 donne.

Oggi il gruppo delle imprenditrici di Confartigianato, Cna e Casartigiani promuove un diverso modo di assisterle attraverso uno sportello di ascolto che, in modo riservato, possa valutare la loro situazione societaria e l’impatto sulla loro vita futura, anche pensionistica e sta lavorando  per una diversa “emersione” dal loro ruolo di queste invisibili, la cui presenza è assolutamente strategica per la vita dell’impresa.

Nato per permettere da un lato il contenimento dei costi aziendali grazie al coinvolgimento dei familiari nel processo produttivo e amministrativo e dall’altro per garantire a questi ultimi un minimo di protezione sociale, l’istituto della coadiuvanza ha dato importanza  alla  “famiglia-impresa”, un modello vincente nell’economia italiana dal secondo dopoguerra in poi in tutte le dimensioni aziendali, come dimostrato dai dati della recente ricerca di Unioncamere Piemonte.

Nell’artigianato la famiglia-impresa rappresenta poi la valorizzazione congiunta di risorse economiche, culturali, di capitale sociale.

Ma se il coadiuvante maschio è, per la maggior parte dei casi, giovane e coinvolto in un ruolo propedutico al passaggio generazionale, la coadiuvante, in genere,  coincidere con la figura del coniuge del titolare tant’è vero che l’anzianità contributiva delle coadiuvanti donne è nel complesso più elevata rispetto a quella maschile.

Con la crisi dell’istituzione del matrimonio oggi le coadiuvanti/mogli sono esposte ad un maggior rischio di vulnerabilità sociale.

In questo tipo di azienda  sovente si ripropongono i soliti stereotipi: così come nella famiglia il marito pensa alla sopravvivenza economica e la moglie ad amministrare la finanza domestica e a gestire i risparmi, analogamente nell’impresa artigiana essa si occupa di compiti amministrativi e organizzativi ad ausilio dell’attività principale anche se in questi ultimi anni l’importanza di chi gestisce l’impresa sta assumendo una rilevanza pari a chi interviene direttamente nella produzione.

I  problemi nascono  quindi in  caso di cessazione non volontaria del lavoro nell’impresa di famiglia, cessazione che sovente coincide  con la crisi matrimoniale.

In assenza di strumenti di tutela del reddito, dovrebbero scattare le garanzie offerte dal contratto matrimoniale.

Ma non è nella cultura del nostro paese prevedere come “possibile” per il proprio orizzonte di vita una rottura matrimoniale: quando vi incappano queste persone si trovano con un pugno di mosche in mano,  non hanno diritti sull’azienda che hanno provveduto a far prosperare, non hanno protezioni sociali di alcun tipo.

E anche quando non ci si trova di fronte a casi così traumatici bisogna sempre ricordare che la coadiuvante  è una figura ibrida: paga l’Inps, paga l’Inail, ha diritto all’infortunio, ma non alla mutua, è tagliata fuori dalla legge 53/2000.

Alle soglie della pensione scopre che avrà una pensione irrisoria e, in genere, è un’amara sorpresa.

In tutti questi anni chi si è occupato di assistenza alle imprese  ha sempre promosso e consigliato questa forma d’inquadramento contrattuale quale strumento per garantire la riduzione dei costi, analizzando la cosa sotto il profilo prevalentemente fiscale.

Oggi però le imprenditrici di Confartigianato, Cna e Casartigiani si sono fatte promotrici di una campagna di sensibilizzazione per cambiare questa cultura intanto per promuovere dentro le associazioni uno sportello di ascolto che possa prevenire casi traumatici con il supporto di esperti.

Inoltre intendono farsi promotrici di una riforma dell’istituto della coadiuvanza per garantire tutela, riconoscimento e protezione sociale. Si tratta di individuare schemi di tutela e di riconoscimento coerenti con le peculiarità e i modi di funzionamento della famiglia/impresa che prefigurino l’obiettivo di fornire una cornice adeguata di garanzie e opportunità anche a figure come queste praticamente invisibile.

All’evento interverranno Giovanna Pentenero (assessore regionale Lavoro), Monica Cerutti (assessore regionale Pari opportunità), Daniela Ruffino (vicepresidente Consiglio regionale), Daniela Biolatto (presidente regionale Confartigianato Donne Impresa) e Paola Sansoni (presidente nazionale Cna Impresa Donna). Le due relatrici sul tema “Quali tutele giuridiche per le donne coadiuvanti, collaboratrici e socie” saranno Patrizia Polliotto (presidente regionale Unione consumatori) e Marinella Ferrari (presidente Casartigiani Donne).