Per noi il punto di partenza è tutelare la categoria salvaguardandone i diritti! La nostra organizzazione è fermamente convinta che l’unica soluzione possibile è quella legislativa. La politica, a tutti livelli, concordando con le posizioni dei taxisti, ha dichiarato illegale il servizio Uber Pop.

Ad oggi, però, gli strumenti legislativi per poter bloccare i drivers dell’applicazione via web sono solo gli articoli del codice della strada e la norma di settore che, a nostro parere, appaiono assolutamente insufficienti per fronteggiare un fenomeno dilagante che utilizza la tecnologia per reclutare operatori.

Infatti, i risultati in termini di controllo sono scarsi e deludenti e non affrontano la questione alla radice. Gli autisti di Uber Pop sono “fuori legge” perché si occupano di trasporto persone senza rispettare i requisiti previsti dalla norma per chi oggi svolge questo servizio e non è neanche pensabile che gli operatori del settore passino la propria giornata ad improvvisarsi controllori e  segnalatori dei vari soggetti illegali che operano sul mercato; in alternativa la politica deve assolutamente istituire norme efficaci per bloccare all’origine i soggetti che procacciano autisti illegali.

Chi asserisce che la Fita/Cna, per il solo fatto che i propri rappresentanti siano usciti dall’incontro con l’Autorità dei trasporti 5 minuti dopo rispetto ai rappresentanti di altre sigle sindacali (tra l’altro a riunione praticamente conclusa) è d’accordo nel legittimare Uber, sta affermando cose non corrette. Come altrettanto scorretto è dire che i taxisti si oppongono al cambiamento tecnologico: già oggi è possibile chiedere il servizio a Torino attraverso le App appositamente dedicate.

La sostanza della questione invece è questa: Uber si offre sul mercato con un’operazione di dumping perché scarica sul singolo autista tutti gli oneri di carattere fiscale e previdenziale, riservandosi come guadagno una quota delle corsa sulla quale l’azienda californiana non versa allo Stato italiano neanche un Euro. Oggi il trasporto persone si configura, nella legislazione italiana, come un’attività artigiana che prevede iscrizione alla Camera di Commercio con versamento dei contributi Inps e un’apposita autorizzazione. Da qui bisogna partire per fare chiarezza.