Spariscono, in Piemonte, i giovani imprenditori. Un allarme lanciato dalle cifre di Unioncamere riportate ieri da Repubblica ma che per il mondo delle piccole aziende assume un tono ancora più minaccioso: senza il passaggio generazionale, la ditta è destinata a chiudere.

«Una tendenza allarmante – spiega Delio Zanzottera, Segretario Regionale di CNA Piemonte -. L’indagine Monitor di CNA Piemonte conferma i dati camerali e svela come il 60% delle piccole imprese considera l’accesso al credito e la burocrazia come maggiori ostacoli, evidenziando la necessità di interventi mirati per invertire questa tendenza. Ma il dato più allarmante è che il 55% delle piccole imprese non ha iniziato a pianificare il passaggio generazionale, un aspetto cruciale per la loro continuità».

Dati che spiegano anche come – di fronte alle sfide del mercato – un’azienda su cinque si descrive come “fragile”. Solo il 35% delle imprese ha introdotto innovazioni di prodotto o processo negli ultimi tre anni. I numeri però non bastano a completare il quadro.

«Incide anche l’inverno demografico e la preferenza delle nuove generazioni verso percorsi di carriera più tradizionali: la cultura imprenditoriale e l’atteggiamento verso il rischio sono aspetti che necessitano di essere indirizzati per stimolare l’imprenditorialità tra i giovani», dice Zanzottera. Eppure, quello del passaggio di testimone è un tema che presto toccherà molte realtà aziendali piemontesi.

«Il 30% delle imprese di avvicina ad una fase di transizione senza un piano di successione – ammonisce il Segretario di CNA Piemonte -: è imperativo facilitare questo processo attraverso formazione e mentoring».

«Il passaggio generazionale rappresenta una leva strategica per il rinnovamento e la continuità delle imprese», aggiunge. E qualche spunto di ottimismo si può trovare: «Circa il 60% delle imprese che hanno affrontato un passaggio generazionale ha mostrato una rinnovata capacità di innovazione e di adattamento al mercato. Quando il passaggio è gestito con attenzione alle dinamiche aziendali e alle competenze emergenti, può effettivamente rilanciare l’impresa e renderla più competitiva».

Dunque, per un’impresa su due, il momento di cedere il timone a qualcuno di più giovane può rivelarsi un’opportunità. «Incoraggiare la pianificazione e il supporto per il passaggio generazionale può liberare un potenziale significativo – ribadisce Zanzottera -. Le imprese che hanno implementato programmi di mentoring e formazione per i successori hanno visto un incremento un incremento medio del 20% nella loro crescita annuale. Inoltre, il 65% delle imprese che hanno completato il passaggio generazionale ha riferito di aver esplorato nuovi mercati o lanciato nuovi prodotti nei 12 mesi successivi alla transizione».

Ma i dati di Unioncamere, oltre che sulla carenza dei giovani, mostrano crepe anche per quanto riguarda la dimensione delle aziende “under35”. «Bisogna promuovere forme di rete e aggregazione; i dati del nostro monitor evidenziano che, nonostante i benefici potenziali, c’è ancora una certa esitazione: solo il 15% delle imprese partecipa a reti d’impresa, a consorzi o a forme di cooperazione. C’è una significativa resistenza culturale, ma le esperienze di successo mostrano che attraverso la collaborazione è possibile accedere a nuovi mercati, condividere risorse, e incrementare la capacità innovativa».

Massimiliano Sciullo

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