Nuova intervista al presidente nazionale di CNA Daniele Vaccarino. Su il Sole 24 Ore di oggi, 24 agosto, il numero uno della nostra Confederazione riparte dal commento sulla situazione politica per sottolineare l’agenda dell’autunno in un quadro economico difficile per l’Italia e per l’Europa.

 

Le imprese sono il motore della crescita, e pertanto debbono tornare al centro della politica economica, soprattutto le aziende artigiane, micro e piccole. Occorre concentrare sforzi e risorse per migliorare redditività e produttività, privilegiando il sostegno agli investimenti e la riduzione dei costi diretti e indiretti, dal carico fiscale, al lavoro, all’energia. Noi discutiamo con tutti, non abbiamo preclusioni in base ai colori politici. Ma la situazione economica è seria, il paese è a crescita zero, i consumi in stagnazione, anche la Germania frena e l’export rischia di contrarsi. In questo quadro, il prossimo governo dovrà dare risposte concrete. Aggiungo: occorre, pure, dare slancio alla realizzazione di infrastrutture, comprese manutenzioni e opere minori, sia fisiche che immateriali; perseguire una vera azione di semplificazione della burocrazia; e ricostruire un link stabile tra scuola e mondo del lavoro. È un paradosso che un’azienda non riesca a trovare profili tecnici, ad esempio saldatori, con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 30 per cento».

Per Daniele Vaccarino, imprenditore metalmeccanico, a capo della Cna, la crisi “pazza” in pieno agosto innescata dalle dimissioni del governo Conte «arriva in un momento delicato – spiega –. Ci affidiamo alle scelte del Capo dello Stato, che è una persona saggia. L’Italia è in emergenza. Basta quindi incertezze e contrapposizioni violente. L’appello è di abbassare i toni, e pensare al bene del paese. Ci sono problemi reali da affrontare, e occorre creare un nuovo clima di fiducia per tornare a crescere spingendo su investimenti, esportazioni e consumi interni».

Presidente, gli interventi da fare sono molti. A cominciare dalla riduzione delle tasse…

Non c’è dubbio. In Italia sulla piccola impresa grava una pressione fiscale complessiva pari al 61,2% del reddito prodotto. È un livello inaccettabile. La strada di un fisco più leggero per famiglie e aziende deve rappresentare una priorità, già a partire dalla prossima legge di Bilancio. Con il taglio al cuneo, in particolare, i lavoratori potranno avere una busta paga più pesante. Mi faccia però chiarire: l’Iva non deve aumentare perché, in caso contrario, si avrebbe un ulteriore effetto depressivo sui consumi con conseguenze negative per le aziende (oltre il 75% del totale) che operano nel mercato domestico.

Nei tavoli di confronto a palazzo Chigi e Viminale avevate già avanzato proposte mirate per le Pmi. C’è rischio ora di dovervi ripetere…

La Cna è sempre pronta al confronto, e le nostre richieste guardano, certo, al mondo imprenditoriale che rappresentiamo, ma anche all’interesse del Paese. Stiamo assistendo a una decrescita nel numero di imprese; da un po’ di tempo, peraltro, vediamo chiudere aziende strutturate, e aprirne di nuove, ma più fragili. Per questo, c’è bisogno di una politica economica di sostegno e di sviluppo. Le indico quattro priorità. Abbiamo bisogno di dare continuità agli investimenti per innovare e rendere più sostenibile lo sviluppo attraverso la proroga del pacchetto Impresa 4.0 e di ecobonus e bonus ristrutturazioni. Occorrono, poi, risorse adeguate per spingere digitalizzazione e internazionalizzazione, strade ormai obbligate per tutte le aziende italiane. Terzo: il mercato del credito che spesso disdegna le operazioni di importo minore, complice una regolamentazione che considera un affidamento di 20mila euro al pari di uno di 20 milioni. Ecco, qui chiediamo maggiore vigilanza e va concentrata l’applicazione del Fondo di garanzia pubblica sulle operazioni di minore importo, per consentire l’allargamento della platea dei beneficiari, privilegiando la compartecipazione dei Confidi. Quarto, ma non ultimo per importanza, chiediamo di abrogare l’articolo 10 del recente decreto Crescita sull’anticipo in fattura di eco e sisma bonus: non esiste al mondo impresa sana che possa permettersi di incassare la maggior parte del ricavo in cinque anni.

Certo, tutti freni che si ripercuotono sull’occupazione. Infatti, il mercato del lavoro è in affanno…

È così, purtroppo. Ecco perché accanto al taglio del cuneo è indispensabile rivedere la stretta sui contratti a termine operata dal decreto dignità. È fondamentale poi spingere la produttività che, a mio avviso, è la prima causa che rende così poco corpose le retribuzioni. È dal 200 a oggi che la produttività del lavoro è rimasta al palo, +0,7% l’aumento cumulato nel periodo considerato, mentre è aumentata del 18% in Germania e dell’14,9% in Francia. Stop poi a split payment, reverse charge e ritenuta sui bonifici relativi a spese per lavori edili che riconoscono detrazioni. Mentre va anticipata la totale deducibilità dell’Imu corrisposta sugli immobili strumentali delle imprese. C’è pure il costo dell’energia. Qui occorre una riforma del sistema degli oneri generali, estraendone il finanziamento dalla bolletta di imprese e famiglie e facendolo transitare sulla fiscalità generale. Solo così le piccole imprese potranno recuperare margini di competitività.