Il Piemonte e l’Italia ritornino a essere alleati dei giovani, dell’impresa e dei giovani che vogliono fare impresa”. CNA Giovani Imprenditori Piemonte Nord si unisce all’appello lanciato nei giorni scorsi a livello regionale, alla luce dei dati che, in effetti, non sono dalla parte degli under 35 che decidono di creare la propria azienda.
Ai giovani sta passando la voglia di fare impresa – afferma Marco Pasquino, direttore CNA Piemonte Nordil Covid ha dato il colpo di grazia, ma se vogliamo garantire un futuro al nostro
Paese occorre invertire la tendenza. Se nel 2011 più di un’impresa su 10 era under 35 adesso il peso dei giovani sul tessuto imprenditoriale è sceso fino all’8%”. La riflessione prende spunto da uno degli ultimi rapporti realizzati da Infocamere per Unioncamere, l’Unione delle Camere di Commercio Italiane, aggiornato alla fine del 2020, quindi al termine del primo periodo pandemico.
Dall’indagine sulla nati-mortalità delle imprese emerge che la crisi pandemica ha certamente contribuito a frenare la voglia di fare impresa dei giovani, quella che tradizionalmente incide per
quasi un terzo sulle nuove iscrizioni. Nel dettaglio, in provincia di Novara nel 2011 l’incidenza di imprese giovanili era al 12,2%, passata a fine 2020 al 9,2% per un totale di 2.695 imprese giovanili registrate in Camera di Commercio; in provincia di Vercelli siamo passati dall’ 11,9% del 2011 all’8,4% del 2020 per un totale di 1.335 imprese iscritte; nel VCO le imprese giovani erano il 10,7% nel 2011, scese all’8% nel 2020, totale 1.015.
Come CNA siamo molto attenti alla nascita delle nuove imprese giovanili – aggiunge Melissa Gambaro, presidente CNA Giovani Imprenditori Piemonte Nordperché oltre il 90%, come
confermano i dati, sono delle microimprese. Così come nel resto del Piemonte, anche nelle province di Novara, Vercelli e VCO, mediamente, oltre un imprenditore su dieci era un giovane o
una giovane. Una percentuale che, purtroppo, come abbiamo visto, tende a ridursi. Siamo pronti ad affiancare i giovani imprenditori e le giovani imprenditrici nel loro percorso, ma abbiamo
bisogno che enti e istituzioni nazionali, regionali e locali considerino le associazioni di categoria interlocutori per la creazione di tavoli e politiche di sostegno, con l’obiettivo di individuare misure
di incoraggiamento per chi vuole fare impresa, per esempio sul credito, sui servizi mirati, sulla messa a disposizione di spazi attrezzati”.
Lo ‘spopolamento’ dell’imprenditoria giovanile dell’ultimo decennio ha colpito maggiormente i settori tradizionali delle costruzioni, del commercio e dell’industria manifatturiera. Nel primo, in
dieci anni si è praticamente dimezzato lo stock delle imprese edili under 35 esistenti alla fine del 2011. Nel commercio, la riduzione è stata del 25,5% e nelle attività manifatturiere del 36,8%.
Consistenti, in termini relativi, anche le riduzioni fatte registrare dai comparti delle attività immobiliari (-31,2%) e del trasporto e magazzinaggio (-24,9%). Ad espandersi (+14% in termini
relativi) è stato il solo comparto dei servizi alle imprese.
Altro tema importanteaggiunge Gambaroè la mortalità delle nostre imprese. Sappiamo che in questi tempi che spingono sull’innovazione e sulla digitalizzazione, le imprese dei giovani e le
startup possono diventare risorse non solo per il mercato, ma anche per le partnership con imprese consolidate che devono innovare processi e prodotti. Perdere per strada idee, competenze e voglia di fare impresa, potrebbe compromettere tutto il tessuto imprenditoriale esistente anche nel medio e lungo periodo”.