Da maggio CNA a livello nazionale sta proponendo e contestando alcuni aspetti del Dl crescita in discussione in Parlamento.

Ecobonus, un rattoppo peggior del buco

“Valutiamo molto negativamente l’emendamento all’articolo 10 del Decreto Crescita, in discussione alla Camera. Se approvato, questo emendamento, presentato dai relatori, non risolverebbe i problemi già sollevati dalla CNA sulla cessione dei crediti relativi alle detrazioni fiscali per i lavori di riqualificazione energetica e antisismica. Non è stata intaccata, infatti, la complessità delle procedure adottate per il riconoscimento dei benefici fiscali in una sola soluzione. E rimangono inalterati i rischi per le piccole imprese di restare schiacciate dai grandi fornitori, che si qualificherebbero come ultimi acquirenti dei crediti d’imposta e potrebbero fissare i prezzi per la loro ri-cessione e per l’esecuzione dei lavori”.

Il Decreto è per la crescita, ma per ora riduce i prestiti

Se il target è la crescita economica, l’obiettivo appare fin d’ora sfocato. Perché tra gli altri punti incide, negativamente, sul credito, ossigeno per le imprese. E loro punto dolente. La stretta le attanaglia da troppi anni: tante le ha costrette alla chiusura e tantissimi artigiani e imprenditori li ha spinti ad archiviare i propri sogni. E’ per questo che la CNA “chiede al governo, alla maggioranza e a tutti i parlamentari” di ravvedersi da una “scelta scellerata”. Vale a dire “l’abolizione dell’autonomia regionale in materia di credito prevista nel decreto legge sulla crescita economica all’esame del Parlamento” che finora “ha permesso alle risorse del Fondo di garanzia di operare al meglio, scontando rischi minori, e alle imprese di risparmiare i costi d’intermediazione”.

Insomma, uno strumento, questo introdotto dalla Riforma Bassanini per fare interagire garanzia pubblica e garanzie private, che ha avuto successo. Numeri alla mano.

Tra il 2011 e il 2017 in Toscana, regione che ha accolto le possibilità offerte dalla Riforma Bassanini, la riduzione dello stock di credito alle imprese è stata inferiore in maniera rilevante alla media nazionale e, soprattutto, al risultato dell’Emilia Romagna, regione che si è comportata in modo opposto alla Toscana. Per le imprese fino a cinque dipendenti la riduzione del credito negli anni 2011/2017 è stata del 12,5% contro il -15,2% della media nazionale e il -18,9% dell’Emilia Romagna. Lo stock di credito per le piccole imprese, fino a venti dipendenti, è calato del 22,7% in Toscana, del 26,7% in Italia e del 32,4% in Emilia Romagna. Non è cambiato l’andamento per le imprese con oltre venti addetti, tra le quali la diminuzione è risultata del 10,2% in Toscana, del 17,6% in media nel nostro Paese, del 18,6% in Emilia Romagna.

Eppure, ora lo si vorrebbe cancellare praticamente con un tratto di penna. Incomprensibilmente. E’ scattata la corsa contro il tempo. E contro l’irragionevolezza.

Fiere internazionali, per le Pmi una lotteria chiamata incentivo

Rendere inefficace e inutile una misura disegnata per sostenere l’internazionalizzazione delle piccole imprese. Trasformare un incentivo in un premio a sorte, un altro click day alle porte. È quanto si prospetta per il credito d’imposta a favore delle Pmi che partecipano a fiere internazionali. La norma è tra le principali novità del Dl crescita che ha ripreso l’iter di conversione alla Camera. Il provvedimento fa parte del pacchetto di interventi a favore dell’export e prevede un beneficio fiscale nella misura del 30% delle spese sostenute da micro e piccole imprese per partecipare a eventi fieristici internazionali che si svolgono all’estero. Una misura molto pubblicizzata dal governo e che sta alimentando aspettative nel mondo delle imprese.

Delusione in vista

L’intervento copre, per il 2019, le spese per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi, le attività pubblicitarie, di promozione e comunicazione connesse alla partecipazione fieristica. Il beneficio fiscale riconosciuto è pari al 30% dei costi sostenuti dall’impresa fino a un massimo di 60mila euro. Un’azione concreta e mirata per sostenere la crescita delle Pmi sui mercati internazionali. Purtroppo il rischio è che si tratti dell’ennesima delusione. Se non interverranno sostanziali modifiche al Dl crescita nell’iter parlamentare saranno vanificati i buoni propositi.

I conti non tornano

Alla CNA hanno fatto un po’ di calcoli e i conti non tornano, sia in termini di risorse, sia analizzando i criteri e le modalità di concessione del credito d’imposta triennale. “La dotazione finanziaria per il beneficio fiscale ammonta a 5 milioni di euro, largamente insufficiente a fronte della platea delle imprese. Ma anche le modalità e i criteri per assegnare il credito d’imposta rischiano di trasformare la misura in un’altra lotteria, dove vince il più fortunato”, spiega Roberta Datteri, vicepresidente nazionale della Confederazione con delega alle Politiche per l’internazionalizzazione.

Incentivo e/o illusione

Le imprese esportatrici italiane sono circa 200mila e di queste oltre 131mila hanno un organico fino a 9 addetti e quasi 35mila hanno tra 10 e 19 dipendenti. Insomma, rappresentano la spina dorsale del sistema imprenditoriale che esporta e porta nel mondo il Made in Italy.

“Aprirsi a nuovi mercati per queste decine di migliaia di aziende è un investimento strategico e poter contare o meno sul credito d’imposta diventa un elemento dirimente nelle scelte imprenditoriali – sottolinea Roberta Datteri – Considerata l’esiguità della dotazione finanziaria, però, il rischio è che a beneficiare dell’agevolazione siano poche decine di imprese, un’inezia rispetto alla platea di potenziali beneficiari. Sono quindi necessarie alcune modifiche per non ridurre un intervento di sistema a una lotteria. La strada più efficace è aumentare sostanzialmente la dotazione finanziaria del provvedimento. Al tempo stesso è ipotizzabile una riduzione del limite massimo del contributo e una riduzione della tipologia di spese ammissibili limitandole a quelle direttamente riconducibili all’evento fieristico. Nella individuazione, poi, delle fiere internazionali da includere nell’elenco a cui si farà riferimento, è fondamentale il coinvolgimento delle associazioni di categoria. Così facendo si amplierebbe la platea dei beneficiari e si eviterebbe – conclude la vicepresidente nazionale di CNA – di trasformare un incentivo nell’ennesima illusione”.