Per evolversi occorre cambiare pelle, ma la metamorfosi non spaventa le micro e piccole imprese piemontesi che, invece, colgono la sfida, mantenendo intatta la loro identità professionale.

Il quadro emerge dai risultati del “MPI: Monitor delle Piccole Imprese” di CNA del Piemonte, realizzato insieme alle diverse associazioni provinciali, in collaborazione con Community Media Research e in partnership con UniCredit e presentato lunedì 17 dicembre a Torino presso la Sala Agorà di UniManagement.

“Eravamo partiti con l’intenzione di scandagliare la realtà di circa mille aziende piemontesi e ci siamo ritrovati con un campione quasi doppio rispetto a quello programmato alla vigilia, precisamente le imprese che hanno aderito al sondaggio sono state 1827, attive nell’artigianato, nel terziario e nella piccola industria. Questo, per noi, è un punto di forte soddisfazione perché consideriamo il riassunto di quest’analisi una miniera importante di dati e informazioni dalle quali partire per avanzare le nostre proposte di sviluppo per il Piemonte e per le nostre imprese” ha affermato il presidente di CNA Piemonte, Fabrizio Actis.

“Questa indagine rappresenta l’azione di punta del nuovo Osservatorio Micro Piccole Imprese di CNA Piemonte, costituito con l’obiettivo generale di disporre periodicamente di dati aggiornati sugli andamenti congiunturali degli micro e piccole  imprese associate a CNA, attive nell’artigianato, nel terziario e nella piccola industria, nonché realizzare approfondimenti tematici tali da offrire proposte per realizzare misure pubbliche a favore di questa platea del mondo imprenditoriale” precisa il segretario regionale di CNA Piemonte Filippo Provenzano.

“Come UniCredit siamo interessati a comprendere le dinamiche e le esigenze in atto di tutto il mondo produttivo a partire dall’artigianato e dalle piccole imprese e per questo siamo partner in questa ricerca – dichiara il regional manager nord ovest Stefano Gallo -. Desideriamo supportare al meglio le esigenze di questa importante realtà imprenditoriale”.

Un rapporto, due capitoli.

Un report, quindi, che raccoglie l’indagine congiunturale e la propensione alla metamorfosi in un momento di grande trasformazione. E questo cambio di paradigma è ben presente nell’azione degli imprenditori piemontesi

“Ne è risultato che la metà circa degli intervistati (51,6%), in realtà, si sente all’interno di processo evolutivo naturale cui bisogna adeguarsi, ma senza discontinuità particolari. Poco più di un quarto (27,1%), invece, ritiene si stia attraversando un cambio di paradigma nel modo di fare impresa e business: è un’epoca di discontinuità che impone un ripensamento profondo della competitività. Una quota minoritaria, ma assolutamente non marginale (21,3%) è spaesata: non è in grado di esprimere un’opinione e ha bisogno di qualcuno che l’aiuti a interpretare i fenomeni” ha affermato l’autore dell’indagine Daniele Marini, Docente all’Università di Padova e Direttore scientifico del Centro studi di Community Group.

Una metamorfosi che procede, a diverse velocità, ma prosegue.

Solamente sommando la strumentazione tecnologica alle soluzioni digitali possedute è stato possibile costruire un profilo digital degli artigiani e dei piccoli imprenditori piemontesi. Gli analogici (quanti non possiedono alcuna attrezzatura di tal specie o soluzioni applicative) ammonta al 16,1%. Salendo nella classifica incontriamo i basic(utilizzano strumentazione tecnologica, ma non applicativi digitali) che sono il 27,7%. Quindi, troviamo i follower (impiegano sia strumentazioni che applicativi, seppure in misura contenuta) e costituiscono il gruppo più nutrito: 34,7%. In cima alla classifica, ci sono le imprese più squisitamente digital (21,5%) che adoperano più di altre una molteplicità di apparecchiature tecnologiche e di applicativi digitali.

Va sottolineato, anche in questo caso a dispetto di un immaginario diffuso, che l’introduzione di simili tecnologie digitali non genera disoccupazione, anzi. Se nella grande maggioranza dei casi (89,8%) è rimasta stabile, la differenza fra chi ha assunto e chi ha sfoltito il proprio personale porta il saldo a +4,0. Dunque, le nuove tecnologie non fanno perdere posti di lavoro, al più li aumentano.

“Siamo in presenza di un quadro composito, colorato da tinte diverse. Se le imprese più attardate hanno bisogno di sostegni e percorsi su cui indirizzarsi per avviare processi di innovazione; altre, invece, hanno necessità di iniziative e politiche facilitatrici per proseguire nelle loro performance economiche positive” ha concluso Marini.

Va ricordato in che ambito si è svolta l’indagine Monitor. Secondo i dati Istat (2016), le micro imprese (fino a 9 addetti) in Piemonte sono 310.870, pari al 95,4% dell’intero universo regionale. Se a queste aggiungiamo la fascia delle piccole (10-49 addetti) raggiungiamo la soglia delle 334.278 unità: la quasi totalità dell’intero sistema economico (99,0%). Se poi vogliamo conteggiare le sole aziende giuridicamente riconosciute come artigiane, secondo i dati di Movimprese (III trimestre 2018), risultano essere attive nel numero di 118.038, pari al 30,6% del sistema imprenditoriale.

Dunque, stiamo osservando una parte fondamentale della struttura produttiva regionale.

La situazione congiunturale degli artigiani e delle piccole imprese piemontesi presenta una condizione di prevalente stabilità, ma tendente a un peggioramento delle prospettive. Se la parte prevalente degli interpellati presenta un fatturato stabile (49,2%) nel primo semestre 2018 (rispetto al secondo semestre del 2017), tuttavia il saldo fra quanti hanno registrato un aumento e chi ha subito una diminuzione porta il segno negativo (-7,4).

Quindi, il tunnel nel quale sono entrati gli artigiani e le piccole imprese piemontesi (e non solo loro, ovviamente) con l’avvio della crisi del 2008, non accenna a far intravedere per la grande maggioranza il suo termine. Anzi, tutto fa presagire un inasprimento delle condizioni generali. Così, quanto più un’impresa è strutturata dimensionalmente, quanto più elevato è il suo budget, quanto più è in grado di uscire dall’ambito regionale nel proporre i propri prodotti e servizi, maggiore è la probabilità che realizzi performance positive (e in taluni casi, largamente positive).