“Non possiamo che cogliere positivamente l’auspicio che il Piemonte e Torino tornino a rivestire un ruolo di primo piano nel settore dell’automotive. Ricordiamo che una realtà su cinque della filiera appartiene alla microimpresa, e sei imprese su dieci dell’indotto sono Pmi. La CNA Piemonte sta lavorando a fianco di tutti i decisori politici territoriali perché i fondi destinati al comparto siano distribuiti lungo tutta la filiera perché è importante che la ripartenza coinvolga tutto il territorio, proprio nella logica della filiera corta e delle ricadute positive per il Piemonte del futuro, degli imprenditori e dei dipendenti. La microimpresa è una componente fondamentale nel rapporto tra ricerca, università e innovazione. Così come siamo protagonisti della riconversione verde della mobilità dalla produzione alla manutenzione”, ha affermato il presidente della CNA Piemonte Bruno Scanferla.

“Chiediamo forte coinvolgimento e strumenti a misura di microimpresa per tutte le iniziative che possono portare a una vera innovazione e a un vero sviluppo della filiera. Ribadiamo la richiesta di far ricadere anche sulla microimpresa i fondi per lo sviluppo regionale Fesr, pari a 1,5 miliardi di euro, di cui un terzo circa per l’automotive. Possiamo svolgere un ruolo di primo piano nell’Academy così come in tutte le iniziative di ricerca, formazione, riconversione e reskilling per imprenditori e dipendenti”, ha aggiunto il segretario della CNA Piemonte Delio Zanzottera.

Un po’ di numeri

Per definire meglio il volume del settore della componentistica automotive, è opportuno fare riferimento all’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana 2021 e in particolare al capitolo sulla componentistica automotive italiana di Barbara Barazza e Alberta Coccimiglio (Camera di commercio di Torino, Italia).

La maggior parte delle imprese della componentistica automotive – scrivono gli autori – converge numericamente nelle regioni del Nord Ovest, dove opera quasi il 62% delle imprese e nel Nord Est (il 21%), mentre è ancora poco incidente la presenza di sedi d’impresa nel Centro Italia (il 7,8%) e nel Sud, isole comprese (il 9,4%).

Nel Nord Ovest, il Piemonte resta la regione più rappresentativa, con il 33,5% del totale italiano (737 imprese), benché nell’ultimo quinquennio la sua incidenza si sia ridotta di oltre due punti percentuale, mentre la Lombardia, che oggi conta oltre 600 imprese e rappresenta il 27,4% dell’universo della filiera, cinque anni prima rappresentava il 25,7% delle imprese della filiera. Nel Nord Est, l’Emilia Romagna ha mantenuto stabile la quota di imprese appartenenti alla componentistica, mentre il Veneto ha aumentato di poco il suo peso percentuale (era pari al 7,2% nel 2016).

Un universo di riferimento che, suddiviso per dimensioni appare secondo il grafico 2.2 della ricerca citata.

A livello nazionale il 20% delle imprese delle imprese della componentistica a livello nazionale è rappresentata da microimprese, ma se si amplia il punto di osservazione, le imprese sotto i 50 addetti sono il 61% di tutto il settore.

 

 

Un altro dato interessante che emerge dall’osservazione dei dati nazionali rivela che le perdite in periodo pandemico hanno inciso in modo direttamente proporzionale alla dimensione. Ribaltando il ragionamento, quindi, le piccole imprese sono state quelle che hanno aumentato di più il fatturato nel 2020.

 

Cosa succede in Piemonte

Del resto questa regione continua ad essere il baricentro della produzione italiana di parti e componenti automotive: in Piemonte nel 2020 ha sede il 33,5% (737 unità) delle imprese censite nell’universo della componentistica (2.203) con una copresenza di fornitori specializzati e di competenze professionali necessarie a sostenere lo sviluppo della mobilità del futuro. Dai numeri complessivi della filiera piemontese, purtroppo, non si colgono ancora segnali di ripresa, complice anche il difficile anno appena concluso: la fotografia è quella di un indotto in forte decelerazione, dove si confermano le dinamiche già evidenziate nel 2019 amplificate dalla crisi sanitaria. Nel 2020 i fornitori piemontesi hanno fatturato 15,8mld di €, con un calo del 13,8% rispetto all’anno precedente, confermando il trend riscontrato anche a livello italiano dove, dopo anni di crescita, si assiste ad una diminuzione del giro d’affari generato dall’automotive.

Così scrivono Pierfrancesca Giardina e Annunziata Scocozza (Camera di commercio di Torino, Italia), nel capitolo su La filiera della componentistica in Piemonte dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana 2021.

Il loro lavoro si concentra sul territorio che quantitativamente raccoglie quasi oltre un terzo del settore della componentistica: una cifra che deriva da ragioni storiche molto radicate.

Continuando nell’analisi, i risultati fanno emergere una realtà fatta di imprese che sono attive nel mercato dell’automotive da sempre o comunque da più di cinque anni (il 97% a fronte dell’89% rilevato nel resto d’Italia) indice di una realtà produttiva consolidata.

Al di là di come si siano distribuite le perdite, anche il Piemonte ha subito un forte impatto dal periodo pandemico.

Le conseguenze economiche della pandemia non hanno tardato a produrre i propri effetti, aggravando la situazione già non positiva rilevata nel 2019 e restituendo un 2020 in cui le imprese rispondenti all’indagine dell’Osservatorio hanno manifestato evidenti segnali di sofferenza. Il fatturato, indicato in modo puntuale, quest’anno è risultato pari a 4,8mld di €, a fronte dei 5,7mld rilevati nel 2019 dallo stesso insieme di imprese, con una percentuale di ricavi direttamente ascrivibile al settore automotive del 76%.4 La difficoltà delle dichiaranti trova anche evidenza nel saldo tra le dichiarazioni di aumento e di diminuzione del fatturato che, nel 2020, si attesta a -75% (-58% nel resto d’Italia), in peggioramento rispetto al saldo 2019 (-35%) e a quello del 2018, anno in cui era, invece, positivo (+5%). Il segnale più allarmante proviene dalla percentuale di imprese che hanno dichiarato una diminuzione del fatturato superiore al 20% (il 33% dei rispondenti), quota che nei due anni precedenti era intorno al 10%. Raddoppiano nel triennio anche le imprese che registrano variazioni dei ricavi fra il -11% e il -20%, passando dal 13% al 26%, mentre più che raddoppiate sono quelle che denunciano cali fra il 6% e il 10%.

 

 

La nascita di Stellantis

Il maggior numero di imprese e quelle storicamente consolidate. Il Piemonte è legato a filo doppio all’automotive per la presenza di FIAT.

Quello piemontese è un territorio che storicamente ha fatto della componentistica un settore chiave dell’economia regionale e in cui, prima la presenza di FIAT e successivamente di FCA, ha permesso negli anni di costruire e fortificare una rete capillare di imprese dell’indotto, dove lo stretto contatto con il Costruttore ha giocato un ruolo fondamentale. La nascita del nuovo gruppo multinazionale rimescola gli equilibri che si sono raggiunti negli anni, coinvolgendo nuovi player e nuovi potenziali fornitori d’Oltralpe, entrambi fattori che hanno portato le imprese piemontesi ad essere più ‘prudenti’ verso l’operazione Stellantis rispetto alle altre regioni italiane, scrivono Pierfrancesca Giardina e Annunziata Scocozza (Camera di commercio di Torino, Italia), nel capitolo su La filiera della componentistica in Piemonte dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana 2021

Ma come ha impattato l’evoluzione del gruppo e la sua fusione con partner stranieri?

D’altro canto, anche nel 2020 le relazioni con FCA risultano più intense per il cluster regionale in confronto a quanto si evidenzia nel resto del territorio: il 78% dei rispondenti piemontesi ha dichiarato che parte del fatturato prodotto lo scorso anno proviene da rapporti diretti o indiretti con FCA, valore che nel resto d’Italia si ferma a 62,1%. Se si esamina nel dettaglio l’incidenza di FCA sul giro d’affari, il 27% delle imprese del Piemonte fattura oltre il 75% grazie al gruppo italo-americano, contro il 17,6% delle imprese di altre regioni italiane.

Nel 2020 i fornitori piemontesi hanno generato, grazie ai rapporti con FCA, il 43% del fatturato (il 29% nel resto d’Italia): si tratta di un valore in lieve crescita rispetto a quello evidenziato nel 2019, quando si attestava al 41%, e che conferma l’importanza che ha il player italo-americano nella filiera regionale.

In considerazione della nascita del nuovo Gruppo, per valutare un primo ipotetico impatto economico che Stellantis potrebbe avere sul territorio, quest’anno è stato chiesto ai rispondenti dell’Osservatorio di quantificare anche il volume d’affari generato grazie ai rapporti con PSA nel 2020: circa un quarto delle imprese piemontesi ha dichiarato di aver prodotto una parte del fatturato grazie rapporti diretti con la casa auto francese, o suoi fornitori, a fronte del 30,5% delle imprese nelle altre regioni italiane. In entrambi i casi si tratta prevalentemente di incidenze sul giro d’affari contenute (entro il 25%) che hanno contribuito in minima parte al fatturato generato nel 2020 dai rispondenti (il 4,3% per il Piemonte ed il 7,7% per il resto d’Italia).

La forte presenza di FCA nei rapporti con i fornitori locali, sommata ad un’incidenza – sebbene più contenuta – del player d’Oltralpe, nel 2020 avrebbe portato circa otto imprese piemontesi su dieci ad avere rapporti diretti o indiretti con il neo gruppo Stellantis e, tra queste, quasi un’impresa su due avrebbe generato almeno la metà del fatturato grazie al nuovo Costruttore.